«È ora che Sala prenda in mano la situazione e presenti un progetto di riqualificazione di San Siro»
Il Comune di San Donato Milanese si appresta a dare il via all’iter procedurale per l’approvazione della variante al Pgt che porterà alla costruzione della cittadella rossonera dello sport nell’area San Francesco, a poche centinaia di metri dall’abbazia di Chiaravalle e dai confini milanesi.
Nei prossimi giorni la Giunta di San Donato Milanese compirà il primo passo ufficiale per dare il via al percorso che porterà alla variante al Piano di governo del territorio (Pgt), e all’approvazione del Programma integrato di intervento per la realizzazione nell’area San Francesco di uno stadio di proprietà del Milan da 70mila posti, la sede della società, un museo dedicato alla squadra, un albergo da 200 camere, un teatro da 3mila posti, negozi e ristoranti. Secondo quanto affermato nell’intervista rilasciata l’8 gennaio scorso dal sindaco di San Donato, Francesco Squeri, e dal suo assessore Massimiliano Mistretta a Giulia Cerboni del “Cittadino”, l’iter di approvazione durerà almeno due anni. Una fase istruttoria che porterà alla sottoscrizione di un Accordo di programma in Regione, durante la quale, spiegano sindaco e assessore: saremo attentissimi a tutti i passaggi e ai risvolti che avrà l’opera sul territorio» e saranno coinvolti cittadini, sindaci ed enti del territorio. Ma l’obiettivo, ribadito anche nell’intervista, è cogliere quella che è considerata «una grande opportunità per il territorio».
Partita chiusa quindi: tra 4 anni (2 di iter amministrativo e 2 di costruzione) avremo – a poche centinaia di metri in linea d’area da Chiaravalle e da Milano – una struttura in grado di attirare, tra partite ed eventi, milioni di persone all’anno su un’area che da campo diventa cementificata, senza infrastrutture per la mobilità e la viabilità?
Secondo l’eurodeputata Maria Angela Danzì, il percorso pensato dal Milan e dal sindaco di San Donato non è scontato e soprattutto si può fermare.
«La strada dell’adozione, in autonomia, della variante da parte del Comune non è percorribile; ritengo che si stia cercando di attivare il percorso dell’Accordo di programma, ma in questo caso è la Regione che deve dire la sua e non può non tener conto della presenza di uno stadio a Milano e di aree più idonee come quelle Falck a Sesto San Giovanni.
Già la Vas approvata nel Pgt del 2011 e ancor più il parere dell’allora Provincia di Milano, evidenziavano le criticità ambientali, in tema di mobilità e viabilità per la trasformazione del comparto San Francesco. E allora si parlava di un impianto da 18mila posti, oggi di uno stadio da 70mila posti».
Le infrastrutture si realizzano però.
«Sono opere i cui costi non possono essere sostenuti dal pubblico: sarebbe un regalo a un privato. Nuovi svincoli, parcheggi e potenziamento del trasporto pubblico e delle linee ferroviarie hanno un costo enorme. Dubito che il Milan intenda farsene carico. Poi c’è un problema di consumo del suolo e di qualità dell’aria che non si possono sottacere».
Considerato che c’è San Siro da adeguare ma funzionante.
«Appunto. Regione Lombardia che avrà la regia dell’Accordo di programma non può non tenerne conto. San Siro è un bene pubblico che deve essere tutelato. Considerata anche la volontà dell’Inter di costruire un proprio stadio da 70 mila posti, con annessa cittadella sportiva a Rozzano, ai confini con Opera e Milano, si arriverebbe al paradosso di avere tre stadi per due squadre».
Regione e Comune di San Donato potrebbero però non tenerne conto.
«Per opere di questa dimensione le procedure urbanistiche che saranno attuate prevedono una Valutazione ambientale strategica (Vas) che coinvolge moltissimi attori, che devono essere tutti d’accordo. Ammesso che le questioni relative ai costi delle infrastrutture necessarie e all’impatto ambientale siano risolte e soprattutto pagate dal Milan, e questo è già di per sé problematico, viste anche l’opposizione di Parco Sud alla realizzazione di parcheggi o altre infrastrutture sulle proprie aree di competenza, e le perplessità espresse da Trenord, non credo che Città metropolitana e Comune di Milano siano disposte ad assumere una posizione suicida, abbondonando San Siro e accettando due stadi sul confine sud della città. Piuttosto è ora che Sala prenda in mano la situazione. Mi sembra invece che in tutta questa partita Città metropolitana sia assente e silente, il che è inspiegabile visto che si tratta di un’opera d’interesse sovracomunale e che l’art. 10 del Piano territoriale di Coordinamento le assegna un ruolo importante di verifica della compatibilità».
Cosa dovrebbe fare Sala a suo parere?
«Il Comune di Milano deve abbandonare l’idea di costruire un nuovo stadio e avviare uno studio per la rifunzionalizzazione di San Siro, incaricando il meglio dei progettisti, che a Milano certo non mancano. Lo stadio non sta crollando, le direttive europee dicono che la prima opzione è sempre la ristrutturazione. Molti lavori si possono fare a stadio aperto, con piccole limitazioni all’accesso. La chiusura per gli interventi più importanti è certamente un disagio per squadre e tifosi, ma credo sia superabile, in un’ottica di modernizzazione dell’impianto. D’altronde quando si ristruttura la propria casa per renderla più funzionale e bella, si trasloca per il tempo dei lavori. Se lo fanno i cittadini, lo possono fare anche le squadre».
C’è però il vincolo della Sovrintendenza sul secondo anello.
«In ragione della legge sugli stadi, il vincolo della Sovrintendenza sul secondo anello non impedisce di intervenire, chiede solo di preservare alcuni elementi. Sala dovrebbe richiedere alla Sovrintendenza quali sono le parti del secondo anello da conservare e poi muoversi di conseguenza nella progettazione della riqualificazione di San Siro».
E cosa possono fare cittadini e comitati che si oppongono alla costruzione dello stadio a San Donato come a Rozzano?
«Gli strumenti urbanistici prevedono un percorso di partecipazione aperto a tutti i soggetti interessati, cittadini e comitati in primis, che in Consiglio comunale potranno intervenire e chiedere conto delle problematiche relative all’intervento. C’è anche possibilità di presentare rilievi scritti. Qualora a questi non sia data una risposta soddisfacente e l’approvazione avvenga senza tenerne conto, si può sempre ricorrere ai tribunali amministrativi, si possono fare interrogazioni in Parlamento a Roma, come a Bruxelles o in Consiglio regionale per fermare l’iter».
E se anche questo non fosse sufficiente?
«C’è sempre la strada del referendum consultivo sull’opportunità o interesse collettivo a fare realizzare un nuovo stadio. I cittadini di entrambi i Comuni si possono organizzare in un comitato per raccogliere le firme e portarle nei rispettivi municipi: sono sufficienti 100 firme per la proposta. Noi siamo dalla loro parte. E su Rozzano si va a elezioni a giugno e ci auspichiamo che vinca una maggioranza che abbia come primario interesse salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini».
LE INIZIATIVE AL PARLAMENTO EUROPEO
Il Parlamento Europeo sta lavorando a una normativa per fermare il consumo del suolo. «Si tratta di una battaglia importantissima – ha affermato l’eurodeputata Maria Angela Danzì – che puntiamo ad approvare prima possibile nella prossima legislatura e, per questo, verrà inserita nel nostro programma elettorale. Uno degli emendamenti che ho presentato a un provvedimento in corso di approvazione propone di individuare contributi europei per quelle opere pubbliche realizzate su immobili da ristrutturare o su aree compromesse: fondi che andrebbero a colmare la differenza dei costi rispetto a nuove edificazioni che consumerebbero aree, proprio come lo stadio di San Siro. Entro la legislatura diventerà legge l’obbligo di ripristino dei suoli» |