Cassandra e l’ombra minacciosa dell’Intelligenza Artificiale

Lavinia Wilson incarna Cassandra (Miniserie Netflix)

La figura di Cassandra è da sempre sinonimo di presagio inascoltato, un’eco tragica di verità ignorate che risuona nella storia e nella cultura. Nel contesto della nuova miniserie tedesca Cassandra (Netflix), diventa il cuore pulsante di una narrazione che intreccia tecnologia, emozioni umane e dilemmi morali.

Una produzione che sorprende per la sua capacità di coniugare il thriller psicologico con una riflessione attuale e perturbante: il progresso tecnologico, invece di migliorare le nostre vite, può diventare un’ombra minacciosa, alterando equilibri familiari e sociali. E qui, il richiamo al mito è più che mai azzeccato. L’intreccio si sviluppa attorno a una famiglia altoborghese tedesca, apparentemente perfetta: la madre Samira e il padre David, entrambi artisti, conducono un’esistenza agiata con i loro figli, Juno e Fynn. Dopo un lutto che ha profondamente segnato Samira, i quattro si trasferiscono in una villa ultramoderna, simbolo di un nuovo inizio. Ma proprio in questa nuova casa fa la sua comparsa l’elemento destabilizzante: Cassandra. L’assistente virtuale progettata in passato per accudire la famiglia è ben più di un’IA programmata per rispondere a comandi vocali. Non è un semplice algoritmo in stile Alexa, ma un’entità dotata di coscienza e, forse, di un passato reale. Chi è davvero? Un’intelligenza che ha sofferto o un software creato per manipolare e controllare?

Tra thriller psicologico e horror esistenziale

La serie, composta da sei episodi, si muove su un equilibrio perfetto tra tensione e riflessione, oscillando tra il thriller psicologico e l’horror esistenziale. La regia di Benjamin Gutsche abbandona la rigidità stilistica e la fotografia monocromatica di classici come Derrick o Il Commissario Rex, per immergersi in un’estetica noir raffinata. Il gioco di luci e ombre non è solo un espediente visivo, ma una trasposizione simbolica che attraversa i protagonisti, amplificando il senso di inquietudine e ambiguità morale.

A elevare ulteriormente la serie è il cast, con due performance femminili di straordinaria intensità. Mina Tander, nel ruolo della madre segnata dal lutto, offre una prova carica di sfumature emotive, mentre Lavinia Wilson incarna Cassandra con una presenza magnetica e perturbante. Il loro duello psicologico è il fulcro narrativo e interpretativo dell’intera miniserie, un confronto che lascia il segno e rende impossibile stabilire una vera vincitrice.

Cassandra non è solo una storia ben scritta e visivamente affascinante: è un monito, una riflessione sul nostro presente e su un futuro che si avvicina con inquietante rapidità. Una miniserie che potrebbe diventare uno dei simboli di questo 2025, capace di intrattenere, far riflettere e, forse, inquietare profondamente..

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